PERCHE’ SOGNAMO?

Perché abbiamo bisogno di trascorrere un terzo della nostra vita immersi nel sonno? Per molto tempo il sonno è stato definito come uno stato di riposo contrapposto alla veglia, ma questa definizione è solo parzialmente vera. La periodica sospensione dello stato di coscienza durante la quale l’organismo recupera energia, non rende ragione di un fenomeno molto più complesso quale è quello del sonno. Benché il sonno sia rappresentato da un apparente stato di quiete, avvengono complessi cambiamenti a livello cerebrale che non possono essere spiegati solo come un semplice stato di riposo fisico e psichico. Di notte produciamo ormoni che regolano le attività fisiologiche e numerose sostanze che servono al metabolismo. Entra in funzione tutto l’apparato che provvede alle “grandi pulizie quotidiane” dell’organismo e al suo riordino, sia fisico che mentale. Durante il sonno eliminiamo le scorie accumulate nella giornata. Espelliamo tutto ciò che potrebbe essere nocivo oppure che non è più utile. In particolare è importante il lavoro di riorganizzazione dei contenuti mentali; tra tutte le sensazioni ed emozioni vissute durante il giorno vengono selezionate quelle da “archiviare” nella memoria e quelle da scartare perché intaserebbero i nostri neuroni e quindi le capacità cerebrali. Questa disintossicazione mentale è fondamentale per il benessere psicologico.

Tutto questo lavorìo sulle emozioni e sui ricordi si riflette direttamente anche nei sogni che popolano le nostre notti e che arrivano in un momento preciso del sonno, quello che viene definito “fase Rem”.

I sogni costituiscono un prodotto di questa attività autonoma e si possono considerare come fenomeni psichici legati appunto alla fase REM, caratterizzati dalla percezione di immagini e suoni riconosciuti come apparentemente reali dal soggetto sognante.

Il sogno è un’attività del pensiero umano che ha interessato l’uomo fin dai primordi della civiltà. Le culture primitive hanno sempre dato grande importanza alla veridicità dei sogni. L’idea che i sogni siano messaggi importanti per il sognatore, provenienti da fonti più o meno misteriose ha radici antichissime. In tutte le tradizioni esistono dizionari dei sogni che si incaricano di svelare il significato dei simboli onirici, ovvero delle immagini più significative e più cariche emotivamente che compaiono nei sogni. L’interesse per il tema del sogno – quindi – appartiene ad ogni epoca, luogo e cultura, il bisogno di dargli un significato e di metterlo in rapporto con la vita diurna ha lasciato tracce che ancora oggi è possibile riguardare. Dal Rinascimento alla rivoluzione romantica il sogno acquista sempre più peso. Il suo carattere specifico è la capacità di tessere collegamenti e associazioni fra i diversi materiali dell’esperienza. Per Cartesio è veicolo di conoscenza di consapevolezza della propria contingente situazione, il sogno mette in scena gli elementi di un conflitto interiore, e agendo li interpreta. L’asse del sogno – quindi – comincia a spostarsi verso l’interiorità, ciò segnerà l’avvio di un orientamento destinato a diventare decisivo negli ultimi due secoli, ma questa è storia recente.

Un indirizzo risolutivo per una interpretazione dei sogni più ampia lo ha dato Carl Gustav Jung, il quale fa riferimento, oltre all’inconscio individuale, anche a un inconscio collettivo e ciò ha una innegabile influenza sul modo di intendere e leggere i sogni. La nostra psiche conterrebbe, secondo Jung, dei simboli universali risalenti alle origini dell’umanità e appartenenti all’immaginario simbolico collettivo, che viene trasmesso in modo inconscio nelle generazioni e si manifesta mediante diverse forme espressive, tra cui i sogni. Per Jung il sogno “è uno spontaneo autoritratto, in forma simbolica, della effettiva situazione attuale del sognatore, fornita dall’inconscio”.

Il sogno utilizza un linguaggio molto differente rispetto a quello logico con cui siamo abituati a pensare e a comunicare; si tratta di un linguaggio che utilizza metafore, simboli universali, presenti nella memoria inconscia collettiva e nella memoria biologica individuale. L’interpretazione non può quindi avvenire secondo le leggi della coscienza, che tende a ordinare il contenuto onirico attribuendo un senso “logico” secondo le leggi della coscienza. Tutti i parametri consueti cui siamo abituati, nel sogno non valgono più e non è detto che i personaggi onirici rappresentino i loro corrispettivi reali.

Il sogno è simbolico in quanto è “una formazione psicologica la cui origine, il cui senso e il cui scopo sono oscuri; il sogno è perciò uno dei prodotti più puri di una costellazione inconscia”. Come dice Freud il sogno è “la via regia per accedere all’inconscio”. E’ un messaggio inviato da un amico sconosciuto che tende a un unico obiettivo: il nostro benessere, talvolta diverso dal tipo di benessere che ci siamo prefissati.

Sognare, dunque, è importante per il nostro benessere psicofisico. Il cervello si rigenera nella profondità, nell’abisso della mente, nel regno della notte.

Valentina Suardi