L’ASMA E LA FUNZIONE RESPIRATORIA – UNA VISIONE PSICOSOMATICA

Quando si parla della patologia asmatica la prima cosa a cui si pensa è sicuramente il respiro. La funzione respiratoria infatti è l’ambito dove tale patologia manifesta i propri sintomi. “Mancanza di respiro, sensazione di soffocamento, fame d’aria, affanno” sono tutte espressioni che chi soffre d’asma utilizza frequentemente in collegamento a sensazioni d’ansia o addirittura angoscia, percepite durante le crisi dispnoiche.

L’elemento aereo quindi è l’elemento che caratterizza tale patologia.

Al di là delle implicazioni fisiologiche, organicistiche e delle numerose teorie e ricerche che gravitano intorno a tale patologia, il percorso che si intende intraprendere è legato alla visione psicosomatica di tale disturbo e al valore di una prospettiva analogica di portata più ampia. Tale percorso ha come terreno fondante il simbolo ed è infatti sulla base di questa ulteriore chiave di lettura che è interessante evidenziare come l’aria rimandi all’evento della nascita dell’individuo, ovvero al momento del passaggio dal mondo delle acque uterino e dipendente, al mondo esterno dell’aria dove il neonato inizia il suo cammino verso l’autonomia, proprio partendo dalla sua prima inspirazione.

L’aria dunque è il primo nutrimento necessario alla vita che il bambino riceve dal mondo. Tra la prima inspirazione della vita e l’ultima espirazione della morte si succedono continue inspirazioni ed espirazioni. Nel momento dell’inspirazione il nostro sangue si rigenera, come se metaforicamente venisse “animato” dall’aria inspirata (soffio) per poi tornare, nel momento dell’espirazione, a uno “stato di morte”. Ad ogni ispirazione dunque è come se l’individuo tornasse a nascere mentre ad ogni espirazione tornasse a morire.

L’aspetto vita/morte è uno degli aspetti che potrebbero essere profondamente collegati alla dimensione respiratoria e in particolare alla patologia asmatica. In effetti molto spesso alla sensazione emotiva di angoscia, e in misura minore di ansia, corrisponde la sensazione fisica di “mancanza d’aria” come se mente e corpo rispondessero unitariamente di fronte a un pericolo per la sopravvivenza. Ciò porta a “trattenere il fiato” sia come reazione automatica al pericolo, sia per mantenere dentro di sé il più a lungo possibile la propria riserva di “aria buona”. Nello stesso modo il malato di asma, nelle crisi respiratorie, realizza fisicamente l’angoscia di morte legata al non riuscire a respirare, sentendo dunque realmente la mancanza d’aria.

Per la cultura indiana il respiro è chiamato Prana con il significato di “vita”, inteso come il soffio invisibile che unisce tutti gli esseri viventi e che dà loro vita, somma di tutte le energie contenute nell’universo.

Ma l’aria riesce a trasmettere questa energia solo attraverso la materia liquida, il sangue. Quest’ultimo infatti si unisce all’aria, vera e propria energia dell’universo. È possibile dunque collegare la respirazione ad un altro importante aspetto: l’unione tra l’individuo e l’ambiente esterno. Ogni singolo essere attraverso l’inspirazione si collega al tutto per ritornare poi attraverso l’espirazione alla propria individualità. Come se ciò che accade dentro a ognuno di noi appartenesse al mondo ma contemporaneamente ci permettesse di ricercare e mantenere la nostra individualità.

La respirazione dunque mette l’individuo in sintonia relazionale con ritmo esterno, ma questo divenire ritmico implica inevitabilmente il mettersi in relazione con l’ambiente circostante. Pensiamo alla relazione tra gli esseri umani e a come essa si affermi al di là del linguaggio verbale e non verbale mediante l’interscambio dei respiri. Ognuno di noi porta dentro di sé l’odore dell’altro. Il naso infatti veicola contemporaneamente percezione degli odori e inalazione dell’aria. A questo livello il contatto e lo scambio con l’ambiente avvengono in profondità, nella cavità toracica, nel luogo simbolo di emozioni e sentimenti. Respirare significa dunque anche sentire l’Altro in tutti i suoi aspetti più profondi: il suo odore, il suo umore, il suo interno.

Le difficoltà respiratorie potrebbero, dunque, in questo senso essere collegate ad analoghe difficoltà di relazione col proprio ambiente o con alcune persone in particolare. Un clima relazionale soffocante, presenze significative mal sopportate o altre situazioni analoghe possono esser tra gli elementi scatenanti un attacco asmatico.

Il respiro infatti esprime anche libertà, poter respirare a pieni polmoni rappresenta dunque la possibilità di godere di uno spazio vitale adeguato, al contrario, quando il respiro risulta difficoltoso e contratto, analogicamente potrebbe essere collegato ad un ambiente percepito come angusto e soffocante.

La manifestazione asmatica potrebbe dunque mimare una difficoltà a sentire la differenziazione fra se stessi e il mondo circostante, rischiando di confondersi con esso.

Manuela Spezia